Risiko Italiano vs Risk Internazionale

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Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby Lupo on Fri Nov 20, 2009 6:08 am

Innanzitutto nel salutarVi desidero scusarmi con tutti voi e con thenobodies80, in particolare, per l'enerme ritardo con il quale pubblico questo articolo, che mi raccomando di leggere integralmente, anche diluendolo nel tempo, perchè credo ne valga veramente la pena!

Perché "Risiko!" Italiano è diverso (e più appassionante) da ogni altra versione internazionale
Qual'è la differenza fra il nostro RisiKo! e le altre versioni di questo gioco pubblicate nel resto del mondo? Qual é la migliore?
Ovviamente, non stiamo parlando dell'aspetto grafico del gioco perchè a nessuno verrebbe mai in mente di metter in dubbio il fascino dei piccoli carri armati colorati, una particolarità della versione italiana che costituisce un vero e proprio feticcio per ogni appassionato, ma delle differenze regolamentari, che non sono molte, ma hanno un peso determinante.

RisiKo! ha un un suo regolamento che é unico al mondo e lo differenzia in modo definitivo dalla versione che, per comodità, potremmo chiamare "internazionale". Questa versione è molto simile come struttura, anche graficamente, al nostro RisiKo!, ma all'atto pratico la "profondità" del gioco internazionale è molto limitata.

La maggior parte delle evoluzioni più significative di RisiKo!, dagli obiettivi segreti a quelli da torneo, per non parlare della regola fondamentale che consente anche al difensore di utilizzare 3 dadi, sono state elaborate da Editrice Giochi in stretta collaborazione con tutti gli appassionati che da più di 25 anni partecipano con grande affetto allo sviluppo di questo gioco meraviglioso.

Tra le altre differenze ci sono anche alcuni confini, come quello fra Medio Oriente ed Africa Orientale, l'obbligo di giocare il tris se si hanno 5 carte in mano, il fatto che la carta jolly si possa utilizzare al posto di un cannone-fante-cavaliere in quanto non esistono i tris di 2 carte uguali + jolly ed altre ancora.

Fra queste, la possibilità da parte del difensore di decidere se lanciare uno o due dadi dopo aver visto il risultato dell'attaccante, una regola che la maggior parte dei giocatori internazionali considera del tutto essenziale per bilanciare lo strapotere dell'attaccante.

I nostri "RisiKomani" in Italia hanno la fortuna di giocare la migliore versione possibile di RisiKo! e questo non lo diciamo per presunzione o campanilismo, ma in base all'autorevole parere di tutti i grandi appassionati che hanno provato a giocare con le regole "internazionali".

Possiamo azzardare un paragone con il gioco degli scacchi rispetto alla dama. La dama è un gioco ricco di interessanti strategie che si gioca su una "plancia" identica a quella degli scacchi, ma se avete la passione per le tattiche di gioco sempre più complesse, gli scacchi sono un'altra cosa. Lo stesso succede con RisiKo!.

Il "prezzo da pagare" purtroppo è quello di essere un po' più isolati dal resto del mondo e di non poter neppure immaginare di organizzare una grande manifestazione a livello internazionale, anche perché, fatte le debite eccezioni e invertendo le parti, sarebbe come organizzare un campionato del mondo di basket e giocare contro le squadre americane...
Secondo voi, chi vincerebbe?

Per essere più chiari, le regole "internazionali" sono molto più semplici e il peso della fortuna è incredibilmente superiore, il che può anche essere divertente, ma certo non può soddisfare quegli appassionati che hanno imparato nel tempo ad elaborare tecniche di gioco così sofisticate da non poter accettare che vengano completamente vanificate da un solo colpo fortunato di un avversario. Provate a giocare consentendo al difensore di giocare due soli dadi e poi fate il confronto. Siamo sicuri che vi troverete di fronte ad un gioco completamente diverso e siamo altrettanto certi che non avrete dubbi su quale sia la versione "migliore".


Intervista al Prof. Cosimo Cardellicchio, del CNR di Bari, esperto di RisiKo
(di Spartaco Albertarelli)

Cosimo Cardellicchio, ricercatore del CNR e professore all’Università di Bari, è un grande esperto di giochi e di matematica. Recentemente ha pubblicato un gustoso libro dal titolo "Giocatori non biologici in azione" (Editore Proto, via Gen. E. De Deo 73, 70125 Bari) dedicato alla teoria dei giochi e alle sue applicazioni nel campo dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. E’ un libro scritto con grande passione e, soprattutto, leggibile da chiunque, anche da chi non ha alcune dimestichezza con i numeri. Le formula matematiche sono ridotte al minimo, mentre aneddoti e curiosità abbondano, rendendone la lettura agevole e veloce. Se siete dei veri appassionati di RisiKo!, non potete non avere un minimo interesse per i numeri e il calcolo delle probabilità. Se così è, questo è un libro che non può mancare nella vostra biblioteca (se non lo trovate in libreria, chiedetelo all’editore telefonando allo 080-5424757, oppure inviando un e-mail all’indirizzo info@eikon.ba.it ).
Ma Cosimo Cardellicchio non è solo un teorico, è anche un grande appassionato di giochi con il quale ho spesso avuto modo di scambiare idee e opinioni.

Recentemente, abbiamo parlato a lungo di Risiko Digital e ne è scaturito un dialogo che penso possa essere di vostro interesse.

SA: Caro Cosimo, nel tuo libro parli di Teoria dei Giochi, ma anche di computer che giocano a Scacchi, Dama, Go, Backgammon, Othello, Hex.
CC: Questi giochi sono stati scelti perché sono ben conosciuti in tutto il mondo e sono un campione significativo delle tecniche impiegate per far giocare un computer, ma potremmo estendere alcune delle considerazioni fatte per questi giochi anche al Risiko!.

SA: Tu giochi a Risiko!?
CC: Attualmente non tanto, ma non molti anni fa giocavo abitualmente con una simpatica compagnia di amici, che adesso purtroppo è dispersa per l’Italia. Facevamo accanitissime partite (al limite dello scontro fisico fra giocatori e non più fra le loro armate).

SA: Magari adesso, con Risiko! Digital, riesci a rimettere insieme la compagnia.
CC: Ci organizzeremo di sicuro!

SA: A proposito, perché non ci fai una bella "lezione" su cosa voglia dire sviluppare un programma che giochi a Risiko?
CC: Volentieri, ma diciamola bene. Di un programma che giochi al Risiko! italiano, non al Risk. Perché stiamo parlando di una vera eccezione.

SA: Ti riferisci ai tre dadi attribuiti alla difesa.
CC: Si, e di come cambino le cose. Sembra una banalità, ma il gioco italiano è profondamente diverso, solo per questa piccola modifica.

SA: Spieghiamolo bene per chi magari conosce poco il Risiko!.
CC: Quando vi è uno scontro fra due armate, nel Risk chi attacca può lanciare sino a un massimo di 3 dadi e chi si difende sino a un massimo di 2. Nel gioco italiano chi si difende si può anche difendere con 3 dadi e questo altera profondamente il gioco, che diventa molto più difensivo e impone agli attaccanti di attaccare solo quando hanno armate di una certa consistenza. Se guardiamo le tabelle di probabilità…

SA: … mi raccomando, senza esagerare! Ricordati che il bello del tuo libro è proprio la semplicità con cui è scritto. Non mi deludere!
CC: Va bene. Facciamo un’approssimazione semplice-semplice. Nel caso di scontro 3 dadi contro 2, ci saranno 7776 possibili combinazioni di uscite dei dadi. Di essi, 2275 faranno perdere 2 armate a chi attacca, 2611 faranno perdere un’armata a testa, 2890 faranno perdere 2 armate a chi si difende.

SA: Quindi?
CC: Arrivo alla conclusione. Mettiamoci nei panni di chi attacca. Egli distruggerà 2 armate al suo avversario 2890 volte su 7776, e un’armata 2611 volte su 7776, quindi avrà un’attesa media di sottrarre al suo avversario 2*2890/7776+2611/7776 = 1,08 armate per turno di gioco. Se facciamo i conti con le sue perdite, egli perderà circa 0,92 armate per turno di gioco. Sono la tassa che bisogna pagare per sottrarre 1,08 armate all’avversario. Nota che la somma dei due valori deve essere 2, perché alla fine di ogni turno di gioco 2 armate devono essere rimosse dal campo di battaglia, o dall’una o dall’altra parte. Facciamola ancora più semplice, tanto per avere numeri che si possono ricordare. Approssimiamo tutto a 1 e 1, dicendo che chi attacca perderà in media 1 armata per distruggerne 1 al suo avversario.

SA: Molte efficace quell’1 contro 1.
CC: Chi è precisino, si ricorda che in effetti è 1,02 contro 0,98, ma normalmente quell’1/1 è un’approssimazione che funziona.

SA: Passiamo al Risiko! Italiano e al suo scontro 3 contro 3.
CC: In questo caso gli eventi possibili sono 46656, di cui 17871 faranno perdere 3 armate a chi attacca, 12348 2 a chi attacca e 1 a chi si difende, 10017 1 a chi attacca e 2 a chi si difende e solo in 6420 casi chi attacca eliminerà 3 armate al suo avversario. Quindi, per ogni turno di gioco, chi attacca avrà un’attesa media di sottrarre al suo avversario 3*6420/46656 + 2*10017/46656 + 1*12348/46656 armate. Il tutto corrisponde a un’attesa media di sottrarre al suo avversario 1,1 armate per ogni turno di gioco. Ciò significa, facendo i conti nei panni del difensore, che chi attacca perderà in media 1,9 armate per ogni turno di gioco. Approssimiamo a numeri semplici: ad ogni turno di gioco, in uno scontro 3 dadi contro 3 dadi, chi attacca ci rimetterà un po’ meno di 2 armate, per sottrarne un po’ più di 1 al suo avversario. Altro che 1:1!

SA: Effettivamente cambia tutto.
CC: Certamente. Se ho 10 armate e voglio attaccare un territorio difeso da 5, nel Risk ce la faccio, perché metto in preventivo di perdere un po’ meno di 5 armate per spazzare via le 5 armate avversarie (non abbiamo fatto il caso del 3 dadi contro 1 dado, in cui la tassa da pagare è di circa 0,34 armate per levargliene 0,66, e questo è un caso da considerare quando dovremmo essere sul 6:1). Nel Risiko! italiano, è pura follia attaccare 10 contro 5. O si è fortunati (e non bisognerebbe mai fare affidamento sulla fortuna), o ci si lecca le ferite dopo.

SA: Per attaccare 5 armate…
CC: …ci vuole qualcosa di più. Supponiamo di averne tante. Per vincergliene 3, devo pagare una tassa di 6. Si sarà portato sulle 2 armate e quindi giocherà 3 dadi contro 2. Metto in preventivo un’altra che perdo nello scontro 3 contro 2 e ne avrò perso 7. 0,34 armate ne perderò nello scontro 3 dadi contro 1 dado, più un po’ di fluttuazione statistica e le approssimazioni…diciamo che perderò fra 7 e 8 armate. Devo presidiare il territorio di partenza, devo occupare quello di arrivo e questi presidi devono essere di una certa consistenza, per evitare che il vicino, che ha osservato interessato come ci stavamo scannando, al prossimo turno non si pappi tutto lui. Diciamo che servono almeno 12, meglio un 15 armate. C’era una regola empirica che diceva "almeno il triplo di chi stai attaccando". E’ una regola prudente e un giocatore più spregiudicato la può modificare per difetto, ma è ragionevole. Riassumendo, nelle battaglie del Risk, un attaccante potrebbe anche avere solo il doppio delle armate del difensore. Nel Risiko! italiano bisogna arrivare a un po’ meno del triplo. Detto così, è chiaro che l’evento che è al centro di tutto il gioco, lo scontro fra armate, è molto diverso nei due giochi e determina considerazioni diverse. Per non parlare poi di varianti fantasiose…

SA: Del tipo?
CC: Una volta si presenta un bello spirito che, regolamento alla mano, dice: "L’attaccante deve tirare i dadi. Poi il difensore si deve difendere" La cosa era ovviamente capziosa. Supponi che l’attaccante, che è già penalizzato, tiri 6,6,6. Allora un difensore in malafede, vista la mala parata e che è destinato a pagare dazio, dice: "Io mi difendo solo con un dado" e così, male che vada, perderà solo un’armata.

SA: Ferma, ferma, ferma. Nel regolamento ufficiale esiste una precisazione: "Il difensore deve tuttavia dichiarare con quante armate intende combattere prima che l'attaccante abbia lanciato i dadi".
CC: Adesso c’è questa precisazione, ma in quello che ho io di alcuni anni fa il testo era ambiguo e una persona scorretta ne poteva approfittare per prendersi un po’ di vantaggio extra, perché anche questo si può calcolare…

SA: Basta con i numeri!
CC: Va bene. Allora l’attaccante e il difensore dichiarano con quanti dadi vogliono combattere e tirano i dadi. Non è importante se insieme, oppure uno prima e l’altro dopo. A noi piaceva tirarli insieme, per una pura questione emotiva.

SA: Ma non dovevamo parlare di Risiko! al computer?
CC: Si, ma tutta questa dissertazione mi è servita per ricordare che i due giochi sono molto diversi e la conseguenza è –ed è lì che ti volevo portare- che un programmatore italiano non si può avvalere delle esperienze fatte dai programmatori all’estero. E questa è la prima difficoltà per chi voglia decidere di scrivere un programma che giochi a Risiko!.
Internet ci ha abituati a scambiare i programmi con l’amico che magari sta in Australia, a leggere sui forum di discussione buoni consigli dell’amico che sta in Giappone, a confrontarci con l’amico che sta in Malesia. Questo non è possibile per il Risiko! italiano.

SA: Comprendo ciò che dici. Ci sono altre difficoltà?
CC: Il Risk/Risiko! è un gioco giovane, ha appena pochi decenni di vita, quasi niente in confronto a giochi millenari come la Dama, gli Scacchi, il Backgammon o i giochi della famiglia del Mancala. Per tutti questi giochi, e per gli scacchi in particolare, sono stati scritti migliaia di libri, esistono repertori di milioni di partite, tantissimi personaggi di spicco hanno dedicato una gran parte della loro vita allo studio. Tutto questo patrimonio di conoscenze ha fatto nascere delle strategie ormai consolidate. E’ oramai impossibile che un esperto inizi una partita di scacchi senza occupare o controllare il centro della scacchiera.

SA: Io ne ho conosciuto uno che non lo faceva, ma non era un esperto, anzi perdeva sempre…
CC. E’ evidente che sia così. Queste strategie sono il patrimonio culturale che deriva dallo studio di tantissime partite. Questo patrimonio manca per il Risiko!, gioco giovane. Manca anche una cospicua raccolta di partite, una raccolta da studiare e da cui ricavare delle strategie di gioco. Ci sono pochi libri o trattati sull’argomento, alcuni dei quali raccontano eventi episodici. In questi casi, è difficile capire che cosa sia il parere personale dell’autore e che cosa sia un dato di fatto. Addirittura c’è gente che crede di dare lezioni di Risiko! e non acclude nemmeno una tabella di probabilità, nemmeno due cifre semplici come quelle che abbiamo calcolato poco fa. Per questo ho molto apprezzato sul vostro sito l’Accademia di Risiko!. E’ un buon inizio e bisognerebbe continuare. Purtroppo, quando si trasmettono conoscenze al computer bisogna essere chiari e precisi e non lanciare aforismi. Un essere umano comprende l’aforisma, il computer no.

SA: Altre difficoltà?
CC: Se si sta giocando in maniera onesta, si sta giocando tutti contro tutti e senza alleanze. Allora se voglio programmare un computer, lo devo avvisare che tutti quelli che trova al di fuori del suo mondo di silicio sono dei carognoni che lo vogliono morto e che deve cercare di sistemarne per le feste il più possibile.

SA: Mi stai facendo scoraggiare.
CC: Non ti ho detto la più grossa, perché me la sono tenuta per ultimo. La mappa. Troppo grande, troppo tipica, sfuggente a regole generali. E’ lo stesso avere 12 armate in Cina, o 12 armate in Giappone? Ovviamente no, e un computer che gioca dovrebbe capire che ci possono essere quelle che sono chiamate sacche di difesa, aree che si possono occupare e controllare con poche armate, che nei continenti esistono dei subcontinenti, che è produttivo occupare. Non dimentichiamo che la conoscenza della geografia serve anche per impostare l’azione d’attacco in una corretta sequenza. Le problematica gestione della mappa si comprende se si pensa alla difficoltà di avere un computer che giochi bene a Go, e in questo caso stiamo discutendo solo di una griglia quadrata, grande ma quadrata. Per un oscuro motivo che non sto ad approfondire, noi umani sappiamo gestire bene le mappe, abbiamo chiaro il concetto di confine, di territorio, di contiguità e di come qualcosa possa influenzare un territorio lontano, ma non riusciamo a spiegarlo altrettanto bene ai computer. Se pensi a come è semplice la filosofia del Go: "al tuo turno posa una pietra e circonda più territorio del tuo avversario". Ciò non toglie che i computer che giocano a Go, nonostante i grandi progressi hardware e software che ci sono stati, arrivino a stento a giocare come un principiante evoluto. Niente a che vedere con i maestri del gioco.

SA: Missione impossibile allora?
CC: Assolutamente no, perché ti ho parlato di difficoltà, non di ostacoli insormontabili.

SA: Meglio così.
CC: La mappa è un grosso ostacolo, ma chi gioca a Risiko! si accorge che si può giocare in maniera più semplificata rispetto al Go, perché esiste un effetto sinergico. Bisogna vincere scontri, per acquisire nuovi territori e nuove carte, e ciò fa arrivare nuove armate, che consentono di attaccare gli avversari con una maggiore sicurezza. Magari si riesce a conquistare un continente e questo comporta altri vantaggi a cascata. E’ importante farsi forti, perché quando si è forti, l’obiettivo si realizza. Capita anche che quel giocatore formichina, che è stato per tutta la partita a fare vita sommersa, con qualche bel colpo e con un po’ di fortuna si ritrovi l’obiettivo realizzato, ma sono eccezioni. In genere vincono le grandi potenze, coloro che hanno pianificato una buona partita sin dall’inizio, che hanno vinto tanti scontri, che hanno guadagnato il continente e acquisiscano molte armate a ogni turno di gioco. In quest’ottica, non è importante che un giocatore programmi tutta la partita dall’inizio alla fine, ma può bastare anche un piano a breve. Se il giocatore ha un buon senso della mappa, capisce le connessioni, sa dove vuol andare e che cosa vuole fare nell’ambito di poche mosse, i vantaggi che acquisisce da un piano di battaglia correttamente impostato su 3 o 4 mosse, e sostenuti da un po' di fortuna coi dadi, dovrebbero essere consistenti. Nel Go, ma anche nel Reversi, la partita ti impegna dall’inizio sino alla fine e non puoi commettere errori in nessun momento, perché li paghi a carissimo prezzo. A Risiko!, qualche scontro lo puoi anche perdere e metterci rimedio.

SA: Il fatto che si lancino dei dadi, che ci sia quindi un evento casuale, aggiunge difficoltà?
CC: Non molta, perché il lancio dei dadi è soggetto a regole probabilistiche ben precise. Noi invece stiamo discutendo della difficoltà di prendere decisioni, pura Teoria dei Giochi, che è diverso ed è più complicato di un semplice calcolo delle probabilità. Con quella regola alla buona di poco fa, il programma potrebbe fare una valutazione probabilistica attendibile delle conseguenze di un attacco. Se proprio devo fare un paragone, il Risiko! ha analogie con il Backgammon, che non è semplicemente un gioco dell’Oca: bisogna costruirsi una posizione per lanciare le proprie pedine e interferire il cammino delle avversarie. Il Backgammon è strategia. Anche perché, ci sono 21 uscite dei dadi, non tutte equiprobabili, che si possono giocare in molti modi diversi. Un computer che gioca, non può valutare centinaia di opzioni a mossa. Per incoraggiarti ti posso ricordare che il Backgammon è stato il primo gioco in cui un computer ha sconfitto il campione del mondo umano, anche se in quell’occasione fu aiutato dalla fortuna. Attualmente, però, il miglior giocatore di Backgammon elettronico è indiscutibilmente della forza di un campione del mondo umano. Se il Risiko! assomiglia al Backgammon, ci sono speranze, no?

SA: Non è che hai sottovalutato le difficoltà legate a un’accorta disposizione delle armate nei territori?
CC: E’ un problema, ma non così grave. Esistono molti esempi già risolti a cui fare riferimento. Sono quelle situazioni che nel mio libro, rifacendomi ai sacri testi della Teoria dei Giochi, sono chiamate Colonel Blotto. Sono questioni che emergono in molti campi della politica, della diplomazia, nella vita comune e che hanno una lunga bibliografia alle spalle.


Commento di Paolo Fasce
L'Angolo dei giochi - Il Secolo XIX

Personalmente ritengo che Risk sia sbilanciato in attacco e non sono tanto io, quanto i numeri annunciati da Cosimo Cardellicchio a confermarlo. Né mi piacerebbe "ritirare il dado" nel caso di pareggio, come qualcuno sostiene, giacché in questo caso sarebbe più sensato tirare tre monete e vedere subito quanti dell'uno e dell'altro sarebbero rimossi. Da un punto di vista statistico, sarebbe la stessa identica cosa, ma la modalità sarebbe più pratica.
Il problema in verità non è tanto quello dello sbilanciamento col quale facciamo i conti noi, in difesa (o di quello di Risk in attacco), ma e' un altro. Premesso che preferisco lo sbilanciamento italiano, non fosse altro che per questioni di ordine simulativo, il problema non è quello che si debba accettare (statisticamente) di perdere due armate, al fine di distruggerne una (prezzo che tutti siamo disposti a pagare), ma quello che questa aspettativa statistica è frustrata dal fatto che i dadi tirati sono pochi (specie in avvio di partita) e pertanto gli scenari possibili sono molti. Sia chiaro, ci sono modalità con le quali cautelarsi (note ai più bravi...), ma personalmente ho sempre sostenuto che per limitare il problema sarebbe stato semplice e banale risolvere utilizzando non già dadi a 6 facce (i cubi), ma dadi con 12 facce (i dodecaedri). In questo modo il 3-0 sarebbe più raro e conseguentemente il 2-1 più probabile è l'aspettativa di perdere due armate al prezzo di ammazzarne una, meno spesso frustrata. Dal punto di vista dei numeri, infatti, se il numero medio di armate distrutto è di un pezzo per il difensore (1,11 per la precisione) e di due per l'attaccante,
nei fatti questo risultato avviene solo nel 26% dei casi, quindi 74 volte su cento si affronta una situazione diversa da quella preventivata. Negli attacchi finali, quando ci si ritrova a fronteggiare sfide di decine di armate contro altrettante decine, questo fatto è secondario, giacché ad un tiro sfortunato, può seguirne uno migliore che compensi, ma in avvio di partita, la situazione è davvero delicata.
Un'altra soluzione che modestamente ritengo carina, è quella di permettere dadi diversi. Ad esempio potrei decidere di giocare in attacco con un dado da 8, uno da 6 e uno da 4 facce (contro tre dadi a sei facce). Anche in questo caso diminuisce la possibilità di perdere 3-0 (135 contro 138 casi su 1000) e aumentano probabilisticamente i casi di vincere o perdere per 2-1 (sale da 215 a 217 il primo caso, sale da 265 a 299 il secondo), cala da 383 a 349 la disfatta dell'attaccante. Ci troviamo in una situazione in cui il numero di armate distrutte dall'attaccante sale da 1,11 a 1,14, rimanendo quindi sostanzialmente invariato, ma rimanendo fermo quello, diminuiscono i casi estremi, quelli che fanno arrabbiare chi li subisce.
Potrei anche decidere di accumulare dei bonus utilizzando tutti dadi da 4, avendo però la possibilità di utilizzare dadi da 8 facce nel prosieguo della partita, quando pare a me. Una battaglia di dadi a 4-6-6 facce contro 6-6-6 seguita da un 8-6-6 contro 6-6-6, produce un numero di armate distrutte di 2,24, contro il 2,22 canonico (1,11*2).
Queste opzioni, offrirebbero maggiori possibilità di studio e di gestione della partita, conseguentemente Risiko! si avvicinerebbe in qualche modo al Backgammon, ambiente dove le statistiche a due dadi sono più semplici, ma che sono ben note a tutti i giocatori di un certo livello.
Mirabile, a mio modo di vedere, è la possibilità offerta in Risiko! Più di utilizzare le carte Generale. Quella fu una innovazione davvero interessante, che mi piacerebbe fosse sviluppata.
Da Risk,invece, prenderei un'altra regola (che non so se è ufficiale, ma così mi è capitato di giocare con persone di altri paesi): la possibilità di attaccare da più stati contemporaneamente. Con quella modalità è consentito prendere un'armata da un territorio, una da un secondo e una da un terzo, purché tutti questi territori confinino con quello attaccato, e utilizzarle congiuntamente. Così facendo (unitamente alla regola dello spostamento libero) si aprirebbero scenari più dinamici, senza violentare un gioco che così com'è, a mio modesto parere, è migliore di quello garibaldino sostenuto dal libro "La storia di Risiko e l'anello mancante" che ha avviato questa discussione sul forum degli amici di questo gioco ospitato in queste pagine.
Cordiali saluti a tutti.
Paolo Fasce
L'angolo dei giochi
Il Secolo XIX

NOTA: In ogni caso, i diritti italiani del gioco non sono della Hasbro, ma della Editrice Giochi, ed è per questo che le regole del risiko italiano sono sostanzialmente diverse da quelle del risk internazionale.

BIBLIOGRAFIA: Ecco alcuni interessanti link al sito sul risiko della Editrice Giochi, da cui ho tratto gli articoli di questo mio intervento:

-> Perché "Risiko!" Italiano è diverso (e più appassionante) da ogni altra versione internazionale

-> Intervista al Prof. Cosimo Cardellicchio, del CNR di Bari, esperto di RisiKo!

-> Commento di Paolo Fasce, L'Angolo dei giochi, Il Secolo XIX
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Man crosses it through forests of symbols
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Re: Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby wolf727 on Thu Dec 10, 2009 5:56 pm

Caro Lupo,

Mi sono appena iscritto a "Conquer Club", dove ho visto che c'erano altri clubs di "Risk" in altri paesi.

Al fine d'iscriversi a "Riskio! Digital 2" devi pagare. Per il pagamento è necessario fornire un numero di codice fiscale! Ciò significa quindi che non è possibile giocare "Riskio! Digital 2" se non sei residenti in Italia al fine di ottenere un codice fiscale!

Come sempre, il sistema italiano burocratico impedisce comunità globale di interagire.

Scusami se ho il problema di scrivere in italiano.

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Re: Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby The_Bishop on Thu Nov 01, 2012 2:11 pm

Bene... ho letto tutto! Anche se molte cose le avevo gia' lette.
Gli articoli piu' interessanti mi sembrano i primi due, ma il primo e' molto di parte e su alcune cose non mi trovo d'accordo.
Mi aspettavo alla fine di vedere un tuo commento Lupo!
Quale versione preferisci e perche'?
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Re: Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby thenobodies80 on Fri Nov 02, 2012 11:37 am

Quindi sei italiano? lol
Non avevo guardato il tuo profilo.
Ah ah ah ... mi sa che hai alzato un polverone con la questione del collegamento mancante sulla classic map. Comunque complimenti, nessuno si era mai accorto. ;)

Give every man your ear, but few thy voice. Take each man's censure, but reserve thy judgment.
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Re: Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby The_Bishop on Fri Nov 02, 2012 12:33 pm

Eh-eh! The Italian Hurricane is coming!
Non capisco come è possibile che nessuno se ne sia accorto prima... Dovevo arrivare io!?

Cmq per riallacciarmi al discorso... Credo che l'Italia sia uno dei Paesi al mondo dove il gioco è più diffuso. Anche se con 6 dadi il gioco è strategicamente molto diverso. Cmq non ho dei dati certi è più una sensazione.

Suppongo inoltre che Editrice Giochi non abbia il diritto di vendere o publicizzare il gioco all'estero. Hasbro è titolare del marchio RisiKo! Questo mi pare l'unico ragionevole motivo percui quel sito non sia accessibile ai non-italiani.
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Re: Risiko Italiano vs Risk Internazionale

Postby The_Bishop on Tue Nov 27, 2012 1:02 pm

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